mercoledì 22 luglio 2015

BLACK BLOC


BLACK BLOC A CHI?

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Io, testimone del G8 vi racconto che i Black Bloc non esistono: sono agenti di polizia

Al G8 di Genova Polizia e black bloc hanno lavorato in simbiosi. Ero inviato «addetto alle botte» e sono stato testimone diretto dell’incoffessabile legame.

«Se vuoi mangiare devi fare la fila. Qui è tutto chiuso. I ristoranti aperti sono pochi. Vanno tutti lì a mangiare. Ti siedi solo se sei fortunato».
Assolata e desolata. Così si presentava Genova nel luglio 2001. Non era desolata a causa del caldo e delle vacanze. Era desolata per paura. Di lì a pochi giorni si sarebbe svolto il G8, il vertice internazionale che racchiude gli otto Stati più potenti economicamente dell’Occidente. Si sarebbe discusso di molti temi, e di globalizzazione. Ma soprattutto la città sarebbe stata teatro delle proteste anti globalizzazione. Di questo avevano paura i genovesi. Da settimane i giornali e le televisioni annunciavano la violenza dei manifestanti. Si era arrivati a scrivere che i dimostranti avrebbero lanciato sacche di sangue infetto alle forze dell’ordine. Per questo i genovesi avevano paura e la città appariva desolata.
Allora lavoravo per l’agenzia di stampa Ap.Biscom (oggi TMNews). Facevo parte della nutrita squadra inviata a Genova per coprire l’evento. «Dovrai occuparti delle botte, degli scontri», mi dissero.
Ero contento della missione assegnatami. Come tutti i vertici internazionali, anche questo si annunciava come l’ennesima noiosa sequela di strette di mano, di party, conferenze stampa e frasi di rito. L’azione, il divertimento per un giornalista curioso, stavano altrove, per le strade. Né io né nessun altro dei cronisti giunti nel capoluogo ligure avrebbe mai immaginato che quei giorni si sarebbero trasformati in un’ordalia di violenza incontrollata, in terrore puro, in incubi che mi avrebbero perseguitato negli anni a venire.
Arrivai a Genova una settimana prima l’inizio del Vertice. Dovevo prendere confidenza con le strade di Genova e raccontare la trasformazione fisica della città in vista del G8. Nei momenti liberi andavo a seguire le conferenze del Genoa Social Forum, sempre molto interessanti e affollate di curiosi di ogni ceto, provenienza ed età.
I giorni passavano e il momento di inizio del vertice si stava avvicinando. Nel frattempo cercavo di capire dove ci sarebbero stati gli scontri, chi vi sarebbe stato coinvolto e di quale entità sarebbero stati. Cercavo di prepararmi al meglio al mio lavoro. Parlavo con poliziotti, finanzieri, manifestanti. Partecipavo a riunioni (a volte con risultati disastrosi), assistevo a comizi. Genova stava velocemente cambiando e io altrettanto rapidamente dovevo comprendere, prevenire, altrimenti non sarei riuscito a raccontare la realtà. Di informazioni ne stavo raccogliendo molte, ma non abbastanza. Mi mancava il quadro d’insieme. Mi mancavano alcuni particolari decisivi. Chi avrebbe dato il via agli scontri? Dove sarebbe accaduto? Come si stavano realmente preparando le forze dell’ordine? Le tute nere e le tute bianche si erano organizzate?
Forse la questione era concentrata in due domande: manifestanti (o parte di loro) si erano segretamente accordati con le forze dell’ordine? Esisteva qualche piano segreto progettato da alcunchi? Al momento erano domande senza risposta. In seguito avrei trovato le risposte e avrei scoperto che entrambe erano affermative.
«Se vuoi mangiare devi fare la fila. Qui è tutto chiuso. I ristoranti aperti sono pochi. Vanno tutti lì a mangiare. Ti siedi solo se sei fortunato». Erano giorni che mi sentivo ripetere dai miei colleghi la stessa cosa. Andavo a cenare sempre nello stesso ristorante a via XX settembre. Ci andavo perché era comodo. Ma soprattutto, ci andavo perché era frequentato da poliziotti e finanzieri. Ci andavo perché era un ottimo luogo per raccogliere informazioni.
Una sera un poliziotto mi mostrò una foto del Maschio Angioino di Napoli. «Ci sei mai stato? Sì, eh. Bello. Napoli è una città bellissima. Io vivo nella parte bassa del Vomero».
«Lei era presente agli scontri di marzo?».
«Certo che c’ero. La vuoi sapere una cosa? I no global sono delle bestie. Degli animali. Napoli è così bella. Un giorno arrivano gli animali e la mettono sotto sopra. Bestie! Sapessi quante botte sono volate quel giorno. Eh, ma noi gliene abbiamo date di santa ragione, sai. Bum! Bum! Bum! – il braccio destro che menava fendenti all’aria imitando le manganellate – Ne abbiamo stesi tanti quel giorno. Ne ho stesi tanti! Bestie sono! Non vedo l’ora che venga venerdì per farli a pezzi. La pensano tutti come me. Le vogliamo massacrare quelle merde. Non usciranno vive da Genova!».
«Sta parlando sul serio? Non le sembra di esagerare?».
«Tu c’eri a Napoli? No? E allora che ne sai. Che ne sai cos’è successo. Sono bestie. E come bestie verranno trattate. Sono quattro mesi che aspettiamo questo momento».
La sera successiva al ristorante incontrai lo stesso poliziotto. Mi riconobbe subito. Mi sorrise e mi mostrò la foto del Maschio Angioino. Non disse nulla. Non ce n’era bisogno.
Finito di cenare mi avvicinai al tavolo dove stava seduto. Mi presentò i suoi colleghi. Sembrava che non importasse a nessuno che ero un giornalista. Sapevano che avrei potuto scrivere quello che mi stavano raccontando, eppure non avevano remore nel chiacchierare.
«Ragazzi, questo vuole sapere dove ci saranno le botte e quante botte ci saranno! Che dite? Glielo diciamo?».
«Di botte ce ne saranno tante. Puoi star certo. Pensi che noi staremo fermi a proteggere la Zona Rossa mentre quelle bestie scorrazzeranno liberamente per Genova? Chi pensa questo è un imbecille oppure vive sulla Luna». E giù risate.
I due poliziotti, aggiunti al terzo napoletano del giorno prima erano stati chiari. Mi attendeva un super lavoro nelle due giornate di manifestazioni. Mancavano però sempre le informazioni decisive: chi, dove, quando e come. E così continuavo a frequentare sera dopo sera quel ristorante nella speranza di avere almeno una risposta alle mie domande.
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Giovedì sera tra i tavoli c’era più calma del solito. Molti dei poliziotti e dei finanzieri che avevo visto e conosciuto nei giorni precedenti avevano disertato la cena. «Sono rimasti alla mensa del quartier generale – mi dissero – domani è il grande giorno».
Ero deluso. In una settimana non ero riuscito a scoprire nulla di significativo. Avevo anche partecipato il giorno prima a una riunione operativa dei Pink.
Si svolgeva in un tendone di Piazzale Kennedy, a due passi dal mare. Sotto la tenda c’erano un centinaio di persone. Insieme a me c’erano alcuni giornalisti. Ma prima che iniziasse la riunione, uno dei dirigenti disse: «Tutti i giornalisti fuori dalle palle! Questa è un’assemblea di dimostranti. Dobbiamo decidere cose importanti. Quindi, fuori!».
Uscirono tutti. Io rimasi. Ovviamente col mio badge infilato nel giubbotto da fotografo multitasca che portavo in quei giorni. Parlavano di strategie, di come avvicinarsi alla Zona Rossa. Io ascoltavo e riferivo via cellulare alla mia redazione. Non stavo la spia, stavo facendo il mio lavoro.
Alcuni di loro, però, non la pensavano allo stesso modo. «Ehi! Questo qui è uno sbirro! Parla al cellulare e racconta quello che diciamo», urla un tipo.
«Non sono una spia. Sono un giornalista». Feci vedere il badge.
«E allora fuori! I giornalisti non ce li vogliamo qui!».
I Pink erano l’ala più innocua dell’estremismo no global. C’erano i Black, le tute nere, i violenti per antonomasia. C’erano gli White, le tute bianche, che usavano la violenza solo per autodifesa. E poi c’erano i Pink, o tute rosa. Il nome già spiega tutto. Alcune centinaia di persone (uomini e donne) tutti rigorosamente vestiti di rosa, con tanto di tutù (sempre uomini e donne) che sfilavano ballando e improvvisando numeri da circo. C’era chi faceva il giocoliere con le clavette, chi circolava su di una bici monoruota, chi camminava sui trampoli. In altre parole, innocui.
Eppure quel pomeriggio non sembravano così pacifici. Mi stavano cacciando dalla tenda a furia di spinte, pugni e calci.
«I ciclisti no global! I ciclisti no global!». Tutti, presi da un fervore di grande eccitazione scattarono fuori dalla tenda. Si erano improvvisamente dimenticati di me!
Grazie alla loro divisa nera al volto coperto, i black bloc riescono ad agire
indisturbati, 
senza correre il rischio di essere riconosciuti.
Per questo motivo è facile a un estraneo al movimento anticapitalista infiltrarsi

per fare casino o per compiere azioni negative di fronte alle telecamere e alle
macchine fotografiche. 

Azioni, queste ultime, che hanno l’unico scopo di mettere in cattiva luce la pacifica
protesta di piazza.
Sul piazzale arrivarono un centinaio di ciclisti con bandierine colorate attaccate al retro del sellino. Cominciarono a girare in tondo tra gli applausi dei Pink e di altri curiosi. La baldoria non durò più di venti minuti.
Non appena i ciclisti si furono allontanati una piccola folla si radunò intorno a un tavolo di legno con delle panche intorno. Qualcosa di molto simile ai tavolacci tipici delle birrerie o delle baite.
Mi avvicinai con circospezione. Quando vidi che avevano steso sul tavolo una pianta di Genova con al centro la Zona Rossa e molti segni e simboli sparsi qua e là mi tuffai in mezzo ai Pink che discutevano e segnavano con le dita punti sparsi sulla mappa.
«Che cos’è?», chiesi a uno di loro.
«La mappa della Zona Rossa. Li vedi quei punti segnalati. Quelli sono i punti nei quali è previsto un assembramento da parte di qualche gruppo. Le croci segnate in rosa siamo noi».
Il tipo, né alcun altro intorno al tavolo, si era reso conto che stava parlando con lo stesso giornalista che avevano tentato di cacciare in malo modo solo venti minuti prima.
«Ci avvicineremo alla Zona Rossa qui, qui e qui».
«E i black?».
«I black fanno come gli pare a loro. Nessuno conosce i loro piani. Loro stanno nei campeggi, sulle colline, in montagna. Speriamo solo che non rovinino tutto».
Quello che avrebbero fatto i Pink era interessante. Ma la mia attenzione era concentrata su altro. Non stavo ricavando le informazioni giuste. Per di più, dopo cinque minuti di spiegazioni cartina alla mano uno di loro, un inglese, mi riconobbe: «Ma è lo stesso giornalista di prima! Che cosa ci fai qui! Vattene!». E di nuovo calci, pugni e spinte.
Incontrai il gruppo dei Pink al completo il giorno dopo, alla manifestazione dei migranti. Quindicimila persone che sfilavano per far sapere ai grandi della terra che i flussi migratori dal Sud del mondo non dovevano rappresentare un problema. Potevano essere una grande risorsa.
Mi trovavo sul ciglio della strada. I Pink stavano sfilando pieni di energia. Riuscivano a infondere buonumore ed entusiasmo ai genovesi che assistevano alla dimostrazione. L’inglese che mi aveva cacciato la seconda volta mi riconobbe. «Ehi! Ciao! Come stai? Hai visto che bello? Ragazzi, guardate chi c’è!». E giù grandi saluti, sorrisi e baci lanciati con le mani. Questi erano i Pink.
A parte qualche acciacco e qualche informazione decorativa, mi ritrovavo allo stesso punto di prima. Era come la notte prima degli esami. Non sapevo che cosa mi sarebbe aspettato il giorno dopo. E se volevo fare bene il mio lavoro non potevo permettermelo.
Ero in procinto di lasciare il ristorante quando mi si avvicinò un poliziotto. Non saprei dire quale grado avesse. Lo conoscevo di vista. Ma evidentemente lui sapeva chi ero e perché fossi lì.
«Sei tu quello che vuole sapere degli scontri di domani?».
«Certo! Mi sa dire qualcosa?».
«Vuoi veramente sapere dove inizierà il macello?».
Non desideravo altro da giorni.
«Allora, stammi a sentire…».
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Ce l’avevo fatta. Avevo l’informazione giusta. Tutta da verificare, ovviamente. Ma almeno avevo qualcosa da verificare.
Ero contento. Ed al tempo stesso avevo paura. Quello che avevo saputo lasciava trasparire un accordo tra Black Bloc e forze dell’ordine. Una sorta di spartizione del territorio e delle competenze. Iniziai a pensare che la giornata di venerdì sarebbe stata molto peggio di quanto avessi previsto.
Passai buona parte della mattina del venerdì a circolare per la Zona Rossa. Volevo vedere come si vive in una città appena colpita da una bomba N, quella che uccide le persone e non distrugge le cose. Così si presentava l’interno della Zona Rossa quel giorno. Silenzio, strade vuote, immobilità dell’aria. Come in un film.
Verso le 11 mi avvicinai verso il luogo di appuntamento indicatomi dal poliziotto. Scesi da via XX Settembre in direzione di viale delle Brigate Partigiane, un larghissimo stradone che collega la stazione di Brignole al mare.
La strada era completamente intasata da cellulari di polizia e carabinieri. Tutti messi ordinatamente uno accanto all’altro su tre file. Una vera e propria muraglia di lamiere. Mi resi conto che i manifestanti che venivano da Levante (le tute bianche) solo per raggiungere la Zona Rossa avrebbero dovuto scardinare quel muro. Impossibile!
La cosa ancora più strana, però, era che i cellulari e gli autoblindo erano concentrati in particolare in una traversa di viale delle Brigate Partigiane: via corso Buenos Aires. La cosa assurdamente più strana era che quella strada era esattamente la strada che dovevo percorre per recarmi all’appuntamento. A metà di corso Buenos Aires c’era l’angolo dove, secondo il poliziotto sarebbero iniziati gli scontri. E la polizia era pronta ad intervenire.
Ore 12. Angolo corso Buenos Aires e Piazza Paolo da Novi. Ero arrivato sul posto con una decina di minuti d’anticipo. Giusto il tempo per rendermi conto che in piazza c’era un sit in dei Cobas della Scuola. Circa cinquemila persone, in gran parte di età media tra i trenta e i cinquant’anni, in gran parte dall’aspetto pacifico e innocuo, totalmente in parte del tutto ignari di quello che sarebbe accaduto di lì a poco.
Dunque, ore 12. Con precisione svizzera un gruppo di persone con cappucci e passamontagna, interamente vestite di nero, si avvicinò con aria spavalda all’angolo dell’appuntamento. Del tutto incuranti della presenza di centinaia di poliziotti a pochi metri di distanza i nero vestiti cominciarono a distruggere la banca che si trovava nel suddetto angolo.
«Fatti trovare a mezzogiorno all’angolo tra corso Buenos Aires e piazza Paolo da Novi. Arriveranno dei Black Bloc e distruggeranno la banca. Due-tre minuti al massimo. È quello il segnale dell’inizio del macello». Il poliziotto la sera prima non sarebbe potuto essere più esplicito.
Ore 12 (esatto), all’angolo tra corso Buenos Aires e piazza Paolo da Novi (esatto), un gruppo di Black Bloc (esatto) distruggerà una banca in due-tre minuti (esatto). Sarà l’inizio del macello.
Era un minuto che i neri stavano distruggendo la vetrina della banca. La polizia a pochi metri restava immobile. Due minuti. La polizia sempre immobile. Tre minuti! I Black bloc avevano con grande maestria il loro lavoro sotto gli sguardi allibiti e le proteste dei Cobas. La polizia sempre a pochi metri e sempre immobile.
Cominciavo a pensare di aver avuto un’informazione sbagliata, almeno in parte. I nero vestiti persero qualche altro minuto a divellere alcuni marciapiedi della piazza per accumulare sampietrini da lanciare. Sempre nulla. La polizia a guardare.
Ore 12.10, i Black Bloc si ritirarono con grande rapidità, lasciando la piazza in mano ai Cobas (come prima), ma anche con una certa quantità di macerie, segno del loro passaggio. Era solo in quel momento, solo quando il posto era sgombero dai neri, che la polizia, tra urla e botti per lo sparo di lacrimogeni, decideva di attaccare. Non di inseguire i Black, ma di attaccare gli inermi ed innocenti Cobas della Scuola.
Il poliziotto aveva detto il vero. Si era accesa la miccia che avrebbe fatto esplodere Genova. Il “macello” era iniziato.

Fonte: http://www.mafia-capitale.it/index.php/2015/07/21/io-testimone-del-g8-vi-racconto-che-i-black-bloc-non-esistonosono-agenti-di-polizia/


mercoledì 1 ottobre 2014

Georgia Guidestones Decodificato il CUBO 2014



Fonte: luniversovibra

Georgia Guidestones: Decodificato il Cubo 2014


Se in quest’ultima settimana avete seguito questo blog, conoscete la vicenda riguardante le Georgia Guidestones ed il cubo di pietra con su scolpito il numero 2014 che di recente, è stato prima inserito, nell’angolo superiore della lastra del monolite, e poi rimosso. Due uomini, presumibilmente ‘non autorizzati’, hanno buttato giù il pesante cubo per poi, successivamente, spaccarlo a pezzi.
Georgia_Guidestones-lowres(1)Ritengo però, che dietro a tutto questo, compreso il video apparentemente amatoriale che mostra la piccola cerimonia di rimozione, sia presente uno scopo ben preciso. Chi ha girato il video, ha fatto in modo che fossero state ben visibili tutte le facce del cubo.
Ho trovato un video dove viene codificato il messaggio scolpito sul pesante cubo, che ho postato alla fine di quest’articolo. Il testo che segue è la traduzione del video.
Una delle prime cose a catturare l’attenzione, è il fatto che ci sono altre iscrizioni oltre al 20 ed al 14 che erano inizialmente visibili. Infatti troviamo anche i numeri 8 e 16, nonché le combinazioni delle lettere MM e JAM. Prima eravamo in grado di leggere solo l’anno, il 2014, ora, se decodificato, possiamo arrivare ad una data esatta.
2014 removeIl filmato mostra che il cubo è stato gettato giù come un dado e questo mi ha portato alla comprensione del codice. La caratteristica fondamentale di un dado, è che la somma dei numeri sui lati opposti, da sempre come risultato sette: 5+2, 3+4 e 6+1.
cubo 01Allo stesso modo bisogna decodificare i lati opposti di questo cubo/dado:
cubo 02Se assumiamo che il lato MM è il top, siamo in grado di identificare i quattro lati adiacenti situati intorno al top:

 

Ora aggiungiamo semplicemente i numeri ai lati opposti:
  • 8+20= 28
  • 14+16= 30
Com’è di consuetudine in numerologia, continuiamo a sommare i numeri finché non arriviamo al numero ad una cifra, ad eccezione del 10 che è un numero puro e rimane tale:
  • 8+20= 28 2+8= 10
  • 14+16= 30 3+0= 3
Allo stesso modo dobbiamo comportarci con i lati superiore ed inferiore. Qui abbiamo delle lettere che dobbiamo tradurre in numeri. Questo è facile in quanto, le lettere, sono numerate secondo l’alfabeto (A=1, B=2, ecc), quindi:
  • MM=13+13=1+3+1+3= 8
  • JAM=10+1+13=1+0+1+1+3= 6
  • 8+6= 14
I numeri che otteniamo, sono: 10, 3 e 14 e credo si riferiscano ad una data:
3 Ottobre 2014!
Non ho intenzione di speculare su quello che potrebbe accadere in questa data ormai prossima, ma è probabile che abbia a che fare con l’inizio del Nuovo Ordine Mondiale, come disposto dalle linee guida scolpite sulle Stones. Questo Nuovo Ordine è guidato da forze oscure e una delle cose che devono fare per far si che i loro eventi diventino rituali, è svelarli in anticipo (magia minore).
Nel seguente diagramma ho aggiunto i numeri sui lati confinanti ed ho scritto il risultato nei quadrati posti sui rispettivi angoli. Ancora una volta ho raggiunto cifre singole e scritto, tali risultati, nei cerchi. Ad esempio, il 34 situato in alto a destra, è la somma di 14 e 20. Sommando i numeri 3 e 4, otteniamo 7:



Ora aggiungiamo di nuovo gli opposti, ma questa volta in diagonale (i numeri nei cerchi):
  • 6+7= 13
  • 4+9= 13
Il due volte 13, sono rappresentati da M ed M mostrando, quindi, una relazione perfetta tra tutti i numeri. Si potrebbe spiegare questa via come una coincidenza, ma io vi mostrerò che lo stesso vale per il lato inferiore.
Poiché questo è il rovescio, dobbiamo usare un metodo inverso quindi dovremo sottrarre invece di aggiungere. E non raggiungiamo cifre singole, ma le lasciamo così:
  • 34-24= 10J
  • 36-22= 141+13A+M



La somma di tutti, numeri e lettere, è 108, che può essere tradotto sia in 18 che 9. Qualunque sia la vostra scelta, nella numerologia occulta, entrambi sono i sostituti per il 666:
  • 6+6+6= 18
  • 1+8= 9
Questo ci porta alla battaglia spirituale in corso e di cui, tutto questo, fa parte.
Credo che sia il filmato della rimozione del cubo, che la rimozione stessa, siano stati ben progettati. Sembra quasi ridicolo il modo in cui è stato rimosso, buttato giù e poi tagliato a pezzi e diviso tra gli astanti. Questi ultimi, tra l’altro, sembravano completamente disinteressati verso il significato e l’origine del cubo. Irrealistico.
Inoltre, l’uomo che rimuove la pietra chiede: “Chi vuole un chip?” Questa domanda potrebbe essere interpretata in altro modo e potrebbe essere un suggerimento a farsi impiantare un chip RFID.
L’uomo agisce come un muratore, letteralmente, con il suo martello, ma molto probabilmente indica, simbolicamente, chi c’è dietro tutto questo: la Massoneria. Inoltre, non dimentichiamo che il cubo ha la scritta MM (Maestro Massone) e chi lo frantuma è anche inginocchiato sul ginocchio sinistro, una posizione innaturale per chi è di mano destra ed ha la pietra che sta scalpellando davanti al suo piede. Tuttavia, è l’esatta posizione di un apprendista iniziato quando prende giuramento massonico. La gamba destra che forma un quadrato e la mano sinistra a sostegno della Bibbia, in questo caso rappresentato dalla pietra.

 

Non è mai stato concepito che il cubo dovesse rimanere lì per un lungo periodo, ma giusto il tempo per ottenere la nostra attenzione. Infatti era stato inserito senza né colla, né cemento e l’uomo che lo ha rimosso ne era ben consapevole, in quanto, è salito sulla scala senza utensili e senza esitare un attimo ha tirato subito fuori la pietra. L’uomo, inoltre, ha affermato che non era autorizzato e nel video cita: “abbiamo il pezzo originale”, dimostrando che ne era ben consapevole.
Tutta la faccenda mi sembra una ripetizione simbolica molto ben orchestrata del rifiuto della pietra d’angolo: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra angolare” (Sal 188: 22/1 Pietro 2: 7). In alcune traduzioni della Bibbia questa pietra miliare è stata sostituita. La New International Version (NIV) rende il versetto di cui sopra come segue: “La pietra scartata dai costruttori è divenuta la pietra angolare” (enfasi aggiunta).
Non è stato questo il lungo piano delle società segrete, ispirato da Satana stesso, per detronizzare Gesù Cristo, la pietra angolare, e sostituirlo con l’anticristo, la chiave di volta?
Non ci resta che aspettare e vedere cosa succederà il 3 Ottobre 2014. Mancano 2 giorni.
31 “Tu, o re, guardavi, ed ecco, una certa immagine immensa. Quell’immagine, che era grande e che aveva uno splendore straordinario, si ergeva di fronte a te, e il suo aspetto era spaventevole. 32 Riguardo a quell’immagine, la sua testa era di buon oro, il suo petto e le sue braccia erano d’argento, il suo ventre e le sue cosce erano di rame, 33 le sue gambe erano di ferro, i suoi piedi erano in parte di ferro e in parte d’argilla modellata. 34 Tu continuasti a guardare finché una pietra* fu tagliata* non da mani, e urtò l’immagine ai piedi di ferro e argilla modellata e li stritolò. 35 In quel tempo il ferro, l’argilla modellata, il rame, l’argento e l’oro, tutti insieme, furono stritolati e divennero come la pula dell’aia d’estate, e il vento li portò via così che non se ne trovò nessuna traccia. E in quanto alla pietra che urtò l’immagine, divenne un ampio monte e riempì l’intera terra. (Daniele 2:31, 35b)
Georgia Guidestones – Rimozione Cubo 2014


Georgia Guidestones – Decodifica Cubo 2014


Matteo Renzi evoca il Nuovo Ordine Mondiale


IL DISCORSO PIU’ COMPLETO CONTRO L’UNIONE EUROPEA ED IL NUOVO ORDINE MONDIALE ARRIVA DALLA GERMANIA

venerdì 26 settembre 2014

USA SULLA LUNA

Fonte: ICONICON POST

USA SU LUNA: UNO SCHERZO DA PRETE

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Il Lunar Rover cinese non trova evidenze di sbarchi americani sulla luna

Pechino | Funzionari top del programma spaziale cinese sono usciti questa mattina con dichiarazioni secondo cui gli allunaggi americani “erano una bufala totale”, riferisce il Beijing Daily Express

200 alti funzionari del Programma spaziale cinese hanno firmato una petizione per chiedere spiegazioni al governo americano e il rilascio di informazioni classificate NASA riguardanti le allunaggi americani che dimostrare al mondo che gli sbarchi lunari erano una bufala riccamente orchestrata per ingannare il mondo sulle funzionalità del programma spaziale americano.
Queste accuse sono nate dalla recente analisi di foto scattate dal rover lunare cinese che non avrebbe trovato alcuna traccia di sbarchi lunari americani esistenti sulla luna.
Sinus-iridum
Foto scattate da Yutu, il rover lunare cinese, che è sbarcato sulla luna nel 2013, presumibilmente non mostrano alcuna prova che gli allunaggi americani siano mai accaduti

Anche l’ingegnere nucleare russo di fama mondiale Yury Ignatyevich Mukhin ha firmato la petizione come pure una dozzina di altri ingegneri russi top ed ex agenti del KGB, sostenendo che il governo russo “era sempre stato a conoscenza della situazione fin dai primi anni 1970″

Queste recenti scoperte potrebbero stranamente dare credito ai teorici della cospirazione che hanno sostenuto per decenni che l’America non era mai andata sulla Luna, ma che gli sbarchi lunari americani erano un falso elaborato per far fallire la Russia nella corsa allo spazio e alla fine, nella corsa agli armamenti nucleari, con lo scopo di rovinare la Russia, proprio come il finanziamento delle forze mujaheddin durante la guerra sovietica in Afghanistan raggiunse il successo.
Fonte: http://worldnewsdailyreport.com/chinese-lunar-rover-finds-no-evidence-of-american-moon-landings

PEDOFILIA

 Fonte: dagospia

 

1. FERMI TUTTI! PAPA FRANCESCO HA CHIESTO A MONSIGNOR BECCIU (SEGRETERIA DI STATO) IL DOSSIER RIGUARDANTE IL CARDINALE GEORGE PELL, SUPERMINISTRO DELL’ECONOMIA - 2. ALL’ATTO DELLA NOMINA, BERGOGLIO ERA ALL’OSCURO DEI TRASCORSI DEL PRELATO AUSTRALIANO CHE FU COSTRETTO A SOSPENDERSI DOPO L’ACCUSA DI UN 12ENNE DI PEDOFILIA - 3. CON L’ARRESTO DI WESOLOWSKI E L’INCHIESTA PER IL VESCOVO DEL PARAGUAY ACCUSATO DI AVER COPERTO UN PRETE PEDOFILO, IN CURIA SI TEME PER IL DESTINO DEL CARDINAL PELL - 4. NEL COMPUTER DI WESOLOWSKI OLTRE CENTOMILA FOTO HARD E VIDEO CON MINORI - 5. UNA GALLERIA DEGLI ORRORI DI FOTO SCARICATE DA INTERNET O SCATTATE DAL PRETE IN CUI SI VEDONO RAGAZZINI TRA I TREDICI E I DICIASSETTE ANNI UMILIATI DI FRONTE ALL’OBIETTIVO, RIPRESI NUDI, COSTRETTI AD AVERE RAPPORTI SESSUALI TRA LORO E CON ADULTI - 6. C’È IL SOSPETTO CHE WESOLOWSKI POSSA ESSERE INSERITO IN UNA RETE INTERNAZIONALE

1. DAGOREPORT
George Pell George Pell
Fermi tutti! Papa Francesco ha chiesto a monsignor Becciu (Segreteria di stato) il dossier riguardante il cardinale George Pell, superministro dell’economia. All’atto della nomina, Bergoglio era all’oscuro dei trascorsi del prelato australiano che fu costretto a sospendersi dopo l’accusa di un 12enne di pedofilia.

Sembra che la sua nomina a prefetto della segreteria dell’economia vaticana abbia origine dalla necessità del prelato abbondonare il luogo del delitto: in Australia è tuttora sotto processo della Suprema Corte per aver coperto un vescovo pedofilo. Ma pesano le accuse personali di pedofllia, da cui Pell è stato assolto non per non aver commesso il fatto ma solo per mancanza di prove.

George Pell George Pell
Infatti, già da qualche tempo, Papa Francesco ha ridimensionato il potere di Pell sull’Apsa (amministrazione del patrimonio apostolico) con un atto, riportato da Fittipaldi nell’ultimo numero sull’Espresso, di cui Dagospia riproduce in esclusiva il testo. Pell è stato esautorato dalle decisioni strategiche dell’Apsa che di fatto restano in capo al cardinale Calcagno.

Mancano due anni al pensionamento di Pell e le previsioni danno che la Segreteria dell’Economia, anche a seguito degli scivoloni presi sulle nomine della lobby maltese, potrebbe finire su un binario morto fino al 2016 in cui Bergoglio potrebbe nominare un nuovo capo di dicastero. L’alternativa è commissariare la segreteria dell’economia con la nomina di un board tecnico con a capo i cardinali Maradiaga e Abryl, unici di cui il Pontefice si fida dopo la delusione di Pell.

2. NEL COMPUTER DI WESOLOWSKI C’ERANO OLTRE CENTOMILA FOTO HARD E VIDEO CON MINORI
Fiorenza Sarzanini per “Il Corriere della Sera

Jozef Wesolowski Jozef Wesolowski
Monsignor Jozef Wesolowski aveva un archivio segreto nascosto nel computer della Nunziatura di Santo Domingo. L’arcivescovo polacco di 66 anni arrestato tre giorni fa per volontà di papa Francesco dalla gendarmeria vaticana per pedofilia, custodiva oltre centomila file con foto e filmini pornografici: immagini scaricate da Internet e fotografie che le stesse vittime erano state costrette a scattare.

Una galleria degli orrori che in parte conservava anche sul proprio pc portatile. Si vedono ragazzini tra i tredici e i diciassette anni umiliati di fronte all’obiettivo, ripresi nudi, costretti ad avere rapporti sessuali tra loro e con adulti. Ora l’indagine prosegue per scoprire altri complici. Personaggi che avrebbero aiutato l’alto prelato a procacciarsi i minori e che potrebbero aver partecipato agli incontri a luci rosse.
Jozef Wesolowski Jozef Wesolowski

Nel capo di imputazione si parla esplicitamente di «reati commessi in concorso con persone ancora ignote» e gli atti dell’inchiesta fanno comprendere come i promotori di indagine del Vaticano abbiano già trovato alcuni elementi per arrivare alla loro identificazione.

Sono proprio i verbali e le relazioni contenute nel fascicolo processuale a svelare i contorni di una vicenda che appare tutt’altro che chiusa e anzi potrebbe avere nuovi e clamorosi sviluppi. Perché il sospetto è che Wesolowski possa essere inserito in una rete internazionale ben più ampia di quella emersa sinora.

I QUATTRO VOLUMI E LE FOTO CANCELLATE
Quanto ampia possa essere questa rete ben si comprende leggendo la perizia informatica che ricostruisce l’attività del nunzio di Santo Domingo richiamato dalla Santa Sede un anno fa e poi «dimesso» dallo stato clericale. L’accusa evidenzia «la particolare abilità dell’imputato a utilizzare strumentazione elettronica che può essere reperita per connessioni illecite. Comportamento che l’imputato ha mostrato di perseguire con modalità fortemente compulsive».

FRANCISCO JAVIER OOCCI REYES FRANCISCO JAVIER OOCCI REYES
Sono stati trovati «oltre 100 mila file a sfondo sessuale, ai quali si aggiungono più di 45 mila immagini cancellate». A mettere in allarme gli inquirenti è stata la scoperta di un vero e proprio archivio nel computer di proprietà del Vaticano «diviso in quattro volumi e contenente circa 130 video e più di 86 mila fotografie». Il resto Wesolowski lo aveva «salvato» nel computer portatile che usava soprattutto quando era in viaggio. Il materiale è diviso per genere, ci sono file in cui si vedono anche decine di bambine protagoniste di prestazioni erotiche, ma la predilezione era per i maschi.

pedofilia pedofilia
I COMPLICI IN RETE E LO SCAMBIO DI MAIL 
Nella relazione degli esperti viene ricostruito tutto il «traffico dati» compresi gli accessi ai siti gay e la corrispondenza del monsignore. L’esame delle sue connessioni, le email e gli scritti custoditi nell’hard disk, può infatti svelare l’identità delle persone con le quali scambiava le immagini e fornire le indicazioni per arrivare a chi ha avuto un ruolo di fiancheggiatore.

Gli investigatori sono convinti che Francisco Javier Occi Reyes, il diacono arrestato dalla polizia dominicana nel giugno 2013 che poi ha denunciato Wesolowski alle alte gerarchie vaticane con una lettera, sia soltanto una pedina di un gioco più grande. E per questo hanno esteso gli accertamenti a tutti i Paesi dove l’alto prelato è stato prima di arrivare a Santo Domingo. E soprattutto alle persone che avevano con lui rapporti frequenti.

stop pedofilia x stop pedofilia x
LA TESTIMONIANZA  DEI TRE BAMBINI
Sono decine i minori che Wesolowski avrebbe adescato, ma nel fascicolo processuale vengono indicati soltanto i nomi di tre bambini e delle loro madri. Testimoni d’accusa che hanno deciso di denunciare l’orrore subito, la violenza che il religioso ha esercitato nei loro confronti. Hanno confermato quanto era stato in parte già ricostruito dalla polizia dominicana anche grazie al reportage di una giornalista di una televisione locale che aveva svolto un’inchiesta sulla doppia vita del religioso.

foto time 22 settembre 2014 papa bergoglio 33 foto time 22 settembre 2014 papa bergoglio 33
Tra le accuse rivolte al monsignore c’è anche quella «di aver agito, essendo alto esponente delle gerarchie ecclesiastiche, con grave violazione dei suoi doveri istituzionali tanto da aver cagionato un danno all’immagine dello Stato e della Santa Sede». Ed è proprio questo il motivo che avrebbe convinto il Pontefice della necessità di dare il via libera alla clamorosa misura degli arresti domiciliari.

LA DIFESA DEL NUNZIO: «POSSO CHIARIRE»
Martedì pomeriggio, quando è stato portato di fronte ai promotori d’accusa per l’esecuzione del provvedimento di cattura, monsignor Wesolowski ha dichiarato di voler parlare: «Posso chiarire la mia posizione, spiegare l’errore». Gli è stato spiegato che potrà farlo con l’assistenza di un avvocato, consapevoli però che le prove nei suoi confronti sono schiaccianti.

papa bergoglio sposa venti coppie di conviventi a san pietro 8 papa bergoglio sposa venti coppie di conviventi a san pietro 8
Ed è stato proprio questo ad accelerare la decisione di procedere. Il rischio forte era che il nunzio venisse catturato in territorio italiano su richiesta delle autorità dominicane e poi estradato. In quel caso sarebbe stato obbligatorio trasferirlo in un carcere in attesa di completare la procedura con la Santa Sede. I promotori hanno dunque preferito giocare d’anticipo, agendo comunque in piena collaborazione con l’autorità giudiziaria di Santo Domingo. Nei prossimi giorni lo interrogheranno ed è possibile che decidano poi di processarlo con rito direttissimo, come del resto prevedono i trattati internazionali in materia di violenza sui minori.


3. PUGNO DURO DI BERGOGLIO CONTRO IL PRELATO DEL PARAGUAY CHE HA PROTETTO UN PRETE PEDOFILO
Marco Ansaldo per “la Repubblica

ROGELIO RICARDO LIVIERES PLANO ROGELIO RICARDO LIVIERES PLANO
Il pugno duro di Francesco non risparmia la sua Chiesa, da rinnovare anzi a tappe forzate. Espellendo per esempio le mele marce, prima che si apra all’inizio di ottobre il Sinodo sulla famiglia, prossimo campo di battaglia tra cardinali riformisti e porporati conservatori. Solo 3 giorni fa l’arresto, prima volta in Vaticano, del vescovo polacco Jozef Wesolowksi, accusato di pedofilia.

Ieri invece la rimozione d’ufficio di un vescovo del Paraguay, sanzionato per più misfatti, dall’aver costituito una comunità propria alla copertura omertosa di un sacerdote sospettato di abusi sessuali: Rogelio Ricardo Livieres Plano, prelato dell’Opus Dei, era ieri a Roma dov’è stato convocato in Curia e informato del provvedimento a suo carico. Atto necessario per «la mancanza di disponibilità a presentare la rinuncia, come gli era stato chiesto» al termine della visita apostolica disposta a luglio dal Vaticano per controllare la situazione nella diocesi di Ciudad del Este.

CARLOS URRUTIGOITY CARLOS URRUTIGOITY
Ma il caso di Livieres, come spiega un attento osservatore di cose vaticane, «va oltre l’accusa riguardante questioni di tipo sessuale, dal momento che ha litigato con quasi tutti i confratelli vescovi del Paese». Al monsignore del Paraguay vengono infatti attribuiti la strana conduzione del seminario, rapporti personali conflittuali anche con i fedeli, l’aver dilapidato il patrimonio immobiliare della diocesi, e infine la nomina come suo vicario generale di un sacerdote argentino, Carlos Urrutigoity, allontanato dalla diocesi di Scranton, in Pennsylvania, con l’accusa dell’abuso di alcuni giovani.

La condotta personale del numero due di Livieres era nota in Vaticano dove aveva suscitato non poche perplessità: dalla partecipazione a festini all’inclinazione tradizionalista verso i seguaci di monsignor Lefebvre. Il suo superiore però lo ha sempre protetto, contrattaccando persino maldestramente chi lo criticava.

Come il pastore di Asuncion, monsignor Eustaquio Pastor Cuquejo, che in un talkshow tv chiedeva la riapertura di un’indagine sul discusso sacerdote, e si è sentito rispondere da Livieres: «Parli proprio tu che sei omosessuale».

DON ALFRED XUEREB DON ALFRED XUEREB
L’argentino Bergoglio faceva così scattare la visita apostolica in Paraguay. E infine, l’annuncio della rimozione. La nota esplicativa della Santa Sede parla di decisione «gravosa» e «ispirata al bene maggiore dell’unità della Chiesa di Ciudad del Este e alla comunione episcopale in Paraguay ». Una forma insolita, quella della nota di spiegazione, dovuta probabilmente al rifiuto del vescovo paraguaiano di dimettersi, con il Papa a quel punto costretto a disporre d’ufficio l’avvicendamento con un «amministratore apostolico». Provvedimenti sono in attesa anche nei confronti del sacerdote Urrutigoity.

Dunque il monitoraggio di Francesco sui casi di alti prelati motivo di imbarazzo e scandalo nella Chiesa è totale. L’attenzione della Congregazione per la Dottrina della Fede (l’ex Sant’Uffizio), e di altri dicasteri pontifici (il caso del monsignore paraguaiano è stato gestito da quelli dei Vescovi e del Clero) è a 360 gradi. Un vescovo cileno e uno peruviano sono da tempo nel mirino.

PAPA BERGOGLIO - DOCUMENTO SU PELL PAPA BERGOGLIO - DOCUMENTO SU PELL
Ma dice una fonte vaticana ben informata: «L’impressione, per quanto riguarda i casi di sacerdoti accusati di abusi sessuali, è che si tratti di un’azione sugli elementi residui già individuati dal predecessore di Francesco, Benedetto XVI, autore nei suoi 8 anni di pontificato di circa 70-80 rimozioni di vescovi per cause varie».

E non si esclude nemmeno che casi di prelati italiani coinvolti nel drammatico fenomeno possano emergere ed essere ugualmente sanzionati dal Papa. «Anzi è bene che — viene spiegato — qualora esistessero, venissero fuori, perché la Chiesa sia all’avanguardia rispetto a ciò che può succedere in altri contesti, nelle famiglie ad esempio».

Sul clamoroso caso del vescovo polacco Wesolowski, ora sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti vaticani non ci sono solo gli abusi di quando era nunzio a Santo Domingo dal 2008 al 2013.

Al setaccio vengono passati i periodi in cui il presule 66enne prestava la propria opera nelle missioni pontificie in Africa meridionale, Costa Rica, Giappone, Svizzera, India e Danimarca. Quindi in Bolivia dal 1999 al 2002, e nei Paesi ex sovietici dell’Asia centrale (Kazakhstan, Tagikistan, Kirghizistan e Uzbekistan) dal 2002 al 2008. In ognuno di questi Paesi potrebbero esserci vittime nascoste, e nuove prove.

giovedì 5 giugno 2014

BILDERBERG 2014

BILDERBERG E UCRAINA: VERTICI MILITARI, FABBRICANTI DI ARMI E SPECULAZIONI MILIARDARIE

- di Charlie Skelton -
Poco prima del pranzo, venerdì scorso, due auto hanno lasciato una dopo l’altra l’hotel Marriott a Copenaghen. La prima portava un carico superdecorato:  il comandante supremo statunitense delle forze alleate in Europa, il generale Philip Breedlove con i suoi assistenti.

Quattro stelle sul berretto e uno sguardo cupo in volto. Ovviamente è molto seccato per dover saltare il buffet. Ancora sente il profumo di quelle polpettine danesi. La cosa lo sta uccidendo.
Nella foto: Il comandante supremo delle forze alleate statunitensi in Europa, il Generale Philip Breedlove (a sinistra nella foto) lascia l’Hotel Marriott a Copenhagen dopo aver discusso di Ucraina.
Il generale non è certo da solo a Bilderberg. Discutere la situazione in Ucraina con tutte queste alte personalità di governo è una questione di altissimo livello militare. E’ infatti molto ben accompagnato.
Bilderberg - US brassPochi minuti dopo la partenza dell’affamato generale, ecco che spunta fuori il segretario generale della NATO,  Anders Fogh Rasmussen, soprannominato “Nebbie di Guerra” (Fog=nebbia ndt). Bilderberg - Nato leaving
Rasmussen mi fa sempre ridere, perché in ogni sua foto appare così incredibilmente vanesio. Come un Fonzie in miniatura.  Rasmussen viaggia con della bella gente:  uno di loro,  svolazzandogli per un momento la giacca,  ha mostrato la sua bella arma da fuoco.
Tutte le guardie del corpo di Rasmussen sono ovviamente lì con lui, per difenderlo dalle insidie dei capi di Airbus e Saab che si sarebbero certamente gettati su di lui implorando una nuova guerra da fare.Spero siano riusciti a proteggerlo. Lui e’ piuttosto minuto, mentre l’amministratore delegato di Airbus, Thomas Enders, è un tipo alto, robusto e allampanato. Il capo di Saab, Håkan Buskhe, invece, ha il baricentro spostato verso il basso: insieme fanno una coppia inarrestabile, soprattutto con Kissinger che spinge da dietro di loro. Ecco Buskhe di Saab, al telefono, mentre sta probabilmente dando ordine alle sue fabbriche di accelerare la produzione. Il modo in cui si stanno mettendo le cose farà presto a partire un altro ordine extra di caccia da consegnare in poco tempo.
Bilderberg - Saab bossOra, sappiamo dall’ordine del giorno reso pubblico, che l’argomento Ucraina è uno dei temi della conferenza di quest’anno, e sappiamo anche che la sessione di Venerdì era dedicata a questo tema, perché così ci ha detto uno dei partecipanti, il politico olandese Diederik Samsom.
Venerdì, poco prima dell’ora di pranzo, escono dall’Hotel due capi delle forze alleate in Europa.  In quel momento Samsom, leader del partito laburista del suo paese, sta sorseggiano nel patio un bicchiere di champagne. Balls continua ad arrancare in giro con quell’enorme faldone di carte sotto il braccio (ma le ha mai lasciate durante tutto il tempo che e’ stato qui?).  A un certo punto Samson si alza e va verso la barriera di sicurezza.
Fa un respiro profondo e si butta nella folla di giornalisti, blogger, fotografi e attivisti. “Mi ricordo com’era prima” dice, sorseggiando il suo champagne. “Anche io ero un attivista di Greenpeace”.  Gli abbiamo chiesto se si sentiva onorato di essere tra gli invitati. “Sono un politico” dice ridendo.  “Devo sentirmi lusingato per tutto il tempo…”
Samsom ha confermato che la sessione del mattino era dedicata all’Ucraina, il che spiega perché Rasmussen e Breedlove se n’erano appena andati. Il loro lavoro l’avevano fatto. O meglio, era appena iniziato. E non ti puoi sbagliare: Bilderberg fa parte del loro lavoro.  Questa non è stata un’improvvisata casuale: qui ci sono stati comunicati ufficiali, uniformi e addetti militari. Qui ci sono Land Rover piene di guardie del corpo militari. Qui vengono a fare affari quelli della NATO, gli Stati Uniti e gli altri Governi.
Questa Nato è business. Il complesso militare americano è business. Il governi sono business.
Il governo spagnolo, ad esempio, è qui rappresentato dal suo ministro degli Esteri, José Manuel García- Margallo. Il suo arrivo era previsto per giovedì sera.
Bilderberg - Spanish ministerE poichè qui si trattano questioni ufficiali in cui lui è personalmente impegnato, García-Margallo è arrivato in compagnia di un membro del suo ministero, il diplomatico spagnolo ed esperto di Balcani Mercedes Millán Rajoy.
Bilderberg - Spanish diplomat
Eccola qui, con sotto il braccio i suoi appunti sui Balcani. Appare molto pensosa. Sta forse cercando d’immaginare il rombo della macchina da guerra mentre si avvia verso oriente…
Oppure è pentita di aver scelto un completo in pantalone.
Tanto più preoccupante quando vediamo che dei vertici militari sono qui insieme a capi di industrie di armamenti – e parlano in privato dei loro sogni e aspettative sull’Ucraina.  Ma sono qui con loro anche dei miliardari speculatori e  capi di grandi  società di fondi azionari.E’ gente pronta a portare la morte senza sapere dove e quando cadranno le bombe, o quante bombe cadranno e su chi.
Gente come David Petraeus, ex direttore della CIA e ora a capo del KKR Global Institute, organo consultivo di una grossa società multimiliardaria di fondi azionari. Eccolo qui, che buca la spessa vetrata attraverso i suoi occhiali, con uno sguardo che va molto lontano.
Bilderberg - Petraeus at windowIl KKR Global Institute si vanta di on “essere in grado di dare rapide risposte ai nuovi andamenti geopolitici e macroeconomici”, che comportano “investimenti oculati, gestioni di portafogli e abbattimento del rischio”, in altre parole fare gli affari migliori. E una volta dentro il Bilderberg, uno è in grado di conoscere gli ultimi andamenti geopolitici e macroeconomici direttamente dalle labbra del segretario generale della NATO. Ottimi affari davvero, ne sono certo.
La conferenza di Bilderberg è come un autoscontro a cinque stelle tra i settori pubblico e privato.  Assisti a scene come questa: il capo di MI6, Sir John Sawers, che si fa una chiacchierata occhi negli occhi con Carl-Henric Svanberg,presidente della BP.
.Bilderberg - MI6 and BP
Potrebbe non essere una cosa importante, se non fosse che pochi minuti prima il capo della NATO aveva parlato a loro e ai capi di HSBC, Shell e di Deutsche Bank – della situazione in Ucraina. Sawers è responsabile dell’intelligence Britannica all’estero. Di che stanno parlando? Chi dà istruzioni a chi e su cosa?
Fortunatamente, da bravo pubblico funzionario quale egli è, Sir John è allergico ad ogni minima forma di corruzione.
Bilderberg - MI6 nose blow
Quindi non c’è niente di cui preoccuparsi qui. Va tutto bene. Se volete preoccuparvi di qualcosa, preoccupatevi dell’Ucraina.
A meno che non siate i capi di Airbus o di SAAB o del KKR Global Institute, nel qual caso non dovete preoccuparvi proprio di niente. Ad eccezione di dove piazzare il vostro prossimo miliardo.
Avrei io un’idea su dove piazzarlo: al KKR Global Institute:  offre degli ottimi ritorni sugli investimenti di capitali.  Chiedete a Petraeus.  Anche se, quando chiedete, state attenti a non guardarlo negli occhi. Potrebbe perforarvi la retina.
Consideratelo un abbattimento del rischio da parte mia, gratis per voi.
Tratto da: Informarexresistere
Fonte: www.theguardian.com
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SKONCERTATA63

mercoledì 28 maggio 2014

E' tornato il BILDERBERG

FONTE: DAGOSPIA

 

1. È TORNATO IL BILDERBERG! E STAVOLTA LA GUEST STAR ITALIANA È MONICA MAGGIONI - 2. L’ANNO SCORSO BERNABÈ (‘CAPO’ DEL GRUPPO ITALIANO) SI ERA PORTATO IN GITA LILLI GRUBER, STAVOLTA TOCCA ALLA DIRETTRICE DI RAINEWS, UN CANALE CON LO 0,6% DI SHARE - 3. INSIEME A ERIC SCHMIDT DI GOOGLE E AL GENERALE PETRAEUS TROVIAMO JOHN ELKANN PER DIRITTO DINASTICO, E L’ORMAI DIMENTICATO MARIO MONTI, EX STELLA DEL CLUB - 4. L’INCONTRO DELLA “SPECTRE” SI TERRÀ AL MARRIOT DI COPENHAGEN DAL 29 MAGGIO AL 1 GIUGNO - 5. QUEST’ANNO IL GRUPPO DISCUTERÀ DI COME FARE PER ARGINARE IL POTERE CRESCENTE DI PUTIN, L’ASSE RUSSIA-CINA E L’ONDA ANTI-EURO E ANTI-BILDERBERG RAPPRESENTATA DAI VARI GRILLO, LE PEN E DAL DANESE MESSERSCHMIDT (27% ALLE EUROPEE) -

DAGOREPORT
La direttrice di RaiNews parteciperà all'incontro della "Spectre" internazionale, che stavolta si terrà al Marriot di Copenhagen in Danimarca, dal 29 maggio al 1 giugno - L'incontro si terrà in un'Europa, tra Le Pen, Grillo, e il partito del Popolo Danese che ha preso il 27%, che ha fatto campagna sulla guerra ai principi Bilderberg...
Monica MaggioniMonica Maggioni
LA LISTA BILDERBERG 2014
CURRENT LIST OF PARTICIPANTS - STATUS 26 MAY 2014
Chairman
FRA Castries, Henri de Chairman and CEO, AXA Group
DEU Achleitner, Paul M. Chairman of the Supervisory Board, Deutsche Bank AG
DEU Ackermann, Josef Former CEO, Deutsche Bank AG
GBR Agius, Marcus Non-Executive Chairman, PA Consulting Group
FIN Alahuhta, Matti Member of the Board, KONE; Chairman, Aalto University Foundation
GBR Alexander, Helen Chairman, UBM plc
USA Alexander, Keith B. Former Commander, U.S. Cyber Command; Former Director, National Security Agency
Franco BernabeFranco Bernabe USA Altman, Roger C. Executive Chairman, Evercore
FIN Apunen, Matti Director, Finnish Business and Policy Forum EVA
DEU Asmussen, Jörg State Secretary of Labour and Social Affairs
HUN Bajnai, Gordon Former Prime Minister; Party Leader, Together 2014
GBR Balls, Edward M. Shadow Chancellor of the Exchequer
PRT Balsemão, Francisco Pinto Chairman, Impresa SGPS
FRA Baroin, François Member of Parliament (UMP); Mayor of Troyes
FRA Baverez, Nicolas Partner, Gibson, Dunn & Crutcher LLP
USA Berggruen, Nicolas Chairman, Berggruen Institute on Governance
ITA Bernabè, Franco Chairman, FB Group SRL
DNK Besenbacher, Flemming Chairman, The Carlsberg Group
NLD Beurden, Ben van CEO, Royal Dutch Shell plc
SWE Bildt, Carl Minister for Foreign Affairs
NOR Brandtzæg, Svein Richard President and CEO, Norsk Hydro ASA
INT Breedlove, Philip M. Supreme Allied Commander Europe
AUT Bronner, Oscar Publisher, Der STANDARD Verlagsgesellschaft m.b.H.
SWE Buskhe, Håkan President and CEO, Saab AB
TUR Çandar, Cengiz Senior Columnist, Al Monitor and Radikal
ESP Cebrián, Juan Luis Executive Chairman, Grupo PRISA
FRA Chalendar, Pierre-André de Chairman and CEO, Saint-Gobain
CAN Clark, W. Edmund Group President and CEO, TD Bank Group
INT Coeuré, Benoît Member of the Executive Board, European Central Bank
IRL Coveney, Simon Minister for Agriculture, Food and the Marine
GBR Cowper-Coles, Sherard Senior Adviser to the Group Chairman and Group CEO, HSBC Holdings plc
BEL Davignon, Etienne Minister of State
SERGIO MARCHIONNE E JOHN ELKANNSERGIO MARCHIONNE E JOHN ELKANN USA Donilon, Thomas E. Senior Partner, O'Melveny and Myers; Former U.S. National Security Advisor
DEU Döpfner, Mathias CEO, Axel Springer SE
GBR Dudley, Robert Group Chief Executive, BP plc
FIN Ehrnrooth, Henrik Chairman, Caverion Corporation, Otava and Pöyry PLC
ITA Elkann, John Chairman, Fiat S.p.A.
DEU Enders, Thomas CEO, Airbus Group
DNK Federspiel, Ulrik Executive Vice President, Haldor Topsøe A/S
USA Feldstein, Martin S. Professor of Economics, Harvard University; President Emeritus, NBER
CAN Ferguson, Brian President and CEO, Cenovus Energy Inc.
GBR Flint, Douglas J. Group Chairman, HSBC Holdings plc
ESP García-Margallo, José Manuel Minister of Foreign Affairs and Cooperation
USA Gfoeller, Michael Independent Consultant
TUR Göle, Nilüfer Professor of Sociology, École des Hautes Études en Sciences Sociales
USA Greenberg, Evan G. Chairman and CEO, ACE Group
GBR Greening, Justine Secretary of State for International Development
NLD Halberstadt, Victor Professor of Economics, Leiden University
USA Hockfield, Susan President Emerita, Massachusetts Institute of Technology
NOR Høegh, Leif O. Chairman, Höegh Autoliners AS
David PetraeusDavid Petraeus NOR Høegh, Westye Senior Advisor, Höegh Autoliners AS
USA Hoffman, Reid Co-Founder and Executive Chairman, LinkedIn
CHN Huang, Yiping Professor of Economics, National School of Development, Peking University
USA Jackson, Shirley Ann President, Rensselaer Polytechnic Institute
USA Jacobs, Kenneth M. Chairman and CEO, Lazard
USA Johnson, James A. Chairman, Johnson Capital Partners
USA Karp, Alex CEO, Palantir Technologies
USA Katz, Bruce J. Vice President and Co-Director, Metropolitan Policy Program, The Brookings Institution
Regina Sofia di spagnaRegina Sofia di spagnaCAN Kenney, Jason T. Minister of Employment and Social Development
GBR Kerr, John Deputy Chairman, Scottish Power
USA Kissinger, Henry A. Chairman, Kissinger Associates, Inc.
USA Kleinfeld, Klaus Chairman and CEO, Alcoa
TUR Koç, Mustafa Chairman, Koç Holding A.S.
DNK Kragh, Steffen President and CEO, Egmont
USA Kravis, Henry R. Co-Chairman and Co-CEO, Kohlberg Kravis Roberts & Co.
USA Kravis, Marie-Josée Senior Fellow and Vice Chair, Hudson Institute
CHE Kudelski, André Chairman and CEO, Kudelski Group
INT Lagarde, Christine Managing Director, International Monetary Fund
BEL Leysen, Thomas Chairman of the Board of Directors, KBC Group
USA Li, Cheng Director, John L.Thornton China Center,The Brookings Institution
SWE Lifvendahl, Tove Political Editor in Chief, Svenska Dagbladet
CHN Liu, He Minister, Office of the Central Leading Group on Financial and Economic Affairs
PRT Macedo, Paulo Minister of Health
FRA Macron, Emmanuel Deputy Secretary General of the Presidency
ITA Maggioni, Monica Editor-in-Chief, Rainews24, RAI TV
GBR Mandelson, Peter Chairman, Global Counsel LLP
USA McAfee, Andrew Principal Research Scientist, Massachusetts Institute of Technology
PRT Medeiros, Inês de Member of Parliament, Socialist Party
GBR Micklethwait, John Editor-in-Chief, The Economist
RE JUAN CARLO E LA REGINA SOPHIA DI SPAGNARE JUAN CARLO E LA REGINA SOPHIA DI SPAGNAGRC Mitsotaki, Alexandra Chair, ActionAid Hellas
ITA Monti, Mario Senator-for-life; President, Bocconi University
USA Mundie, Craig J. Senior Advisor to the CEO, Microsoft Corporation
CAN Munroe-Blum, Heather Professor of Medicine and Principal (President) Emerita, McGill University
USA Murray, Charles A. W.H. Brady Scholar, American Enterprise Institute for Public Policy Research
NLD Netherlands, H.R.H. Princess Beatrix of the
ESP Nin Génova, Juan María Deputy Chairman and CEO, CaixaBank
FRA Nougayrède, Natalie Director and Executive Editor, Le Monde
DNK Olesen, Søren-Peter Professor; Member of the Board of Directors, The Carlsberg Foundation
FIN Ollila, Jorma Chairman, Royal Dutch Shell, plc; Chairman, Outokumpu Plc
TUR Oran, Umut Deputy Chairman, Republican People's Party (CHP)
GBR Osborne, George Chancellor of the Exchequer
FRA Pellerin, Fleur State Secretary for Foreign Trade
USA Perle, Richard N. Resident Fellow, American Enterprise Institute
USA Petraeus, David H. Chairman, KKR Global Institute
CAN Poloz, Stephen S. Governor, Bank of Canada
INT Rasmussen, Anders Fogh Secretary General, NATO
DNK Rasmussen, Jørgen Huno Chairman of the Board of Trustees, The Lundbeck Foundation
INT Reding, Viviane Vice President and Commissioner for Justice, Fundamental Rights and Citizenship, European Commission
Tom DonilonTom DonilonUSA Reed, Kasim Mayor of Atlanta
CAN Reisman, Heather M. Chair and CEO, Indigo Books & Music Inc.
NOR Reiten, Eivind Chairman, Klaveness Marine Holding AS
DEU Röttgen, Norbert Chairman, Foreign Affairs Committee, German Bundestag
USA Rubin, Robert E. Co-Chair, Council on Foreign Relations; Former Secretary of the Treasury
USA Rumer, Eugene Senior Associate and Director, Russia and Eurasia Program, Carnegie Endowment for International Peace
NOR Rynning-Tønnesen, Christian President and CEO, Statkraft AS
NLD Samsom, Diederik M. Parliamentary Leader PvdA (Labour Party)
GBR Sawers, John Chief, Secret Intelligence Service
NLD Scheffer, Paul J. Author; Professor of European Studies, Tilburg University
NLD Schippers, Edith Minister of Health, Welfare and Sport
USA Schmidt, Eric E. Executive Chairman, Google Inc.
AUT Scholten, Rudolf CEO, Oesterreichische Kontrollbank AG
USA Shih, Clara CEO and Founder, Hearsay Social
FIN Siilasmaa, Risto K. Chairman of the Board of Directors and Interim CEO, Nokia Corporation
ESP Spain, H.M. the Queen of
USA Spence, A. Michael Professor of Economics, New York University
FIN Stadigh, Kari President and CEO, Sampo plc
USA Summers, Lawrence H. Charles W. Eliot University Professor, Harvard University
IRL Sutherland, Peter D. Chairman, Goldman Sachs International; UN Special Representative for Migration
SWE Svanberg, Carl-Henric Chairman, Volvo AB and BP plc
TUR Taftali, A. Ümit Member of the Board, Suna and Inan Kiraç Foundation
Obama e il Consigliere per la sicurezza nazionale Tom DonilonAP resizeObama e il Consigliere per la sicurezza nazionale Tom DonilonAP resize USA Thiel, Peter A. President, Thiel Capital
DNK Topsøe, Henrik Chairman, Haldor Topsøe A/S
GRC Tsoukalis, Loukas President, Hellenic Foundation for European and Foreign Policy
NOR Ulltveit-Moe, Jens Founder and CEO, Umoe AS
INT Üzümcü, Ahmet Director-General, Organisation for the Prohibition of Chemical Weapons
CHE Vasella, Daniel L. Honorary Chairman, Novartis International
FIN Wahlroos, Björn Chairman, Sampo plc
SWE Wallenberg, Jacob Chairman, Investor AB
SWE Wallenberg, Marcus Chairman of the Board of Directors, Skandinaviska Enskilda Banken AB
USA Warsh, Kevin M. Distinguished Visiting Fellow and Lecturer, Stanford University
GBR Wolf, Martin H. Chief Economics Commentator, The Financial Times
USA Wolfensohn, James D. Chairman and CEO, Wolfensohn and Company
NLD Zalm, Gerrit Chairman of the Managing Board, ABN-AMRO Bank N.V.
GRC Zanias, George Chairman of the Board, National Bank of Greece
USA Zoellick, Robert B. Chairman, Board of International Advisors, The Goldman Sachs Group
-
HOTEL MARRIOT DI COPENHAGENHOTEL MARRIOT DI COPENHAGEN AUT Austria
GRC Greece
BEL Belgium
HUN Hungary
CAN Canada
INT International
CHE Switzerland
IRL Ireland
CHN China
ITA Italy
DEU Germany
NLD Netherlands
DNK Denmark
NOR Norway
HOTEL MARRIOT DI COPENHAGENHOTEL MARRIOT DI COPENHAGEN ESP Spain
PRT Portugal
FIN Finland
SWE Sweden
FRA France
TUR Turkey
GBR Great Britain,
USA United States of America


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